Take me down to L.A.

Take me down to L.A.

Le colline che versano sound…

Così, cantano i “nostrani” Negrita.

Dall’album “Dannato Vivere” è passato qualche anno e una delle canzoni che mi è rimasta in testa è sicuramente “Un giorno di ordinaria magia”. Il testo, tra sonorità rock, reggae e R n’B, illustra in maniera “psichedelica” e “colorata” la città degli angeli e quello che ruota intorno ad essa.

Strofe che raccontano una città magica, unica nel panorama mondiale, soprattutto per gli amanti della musica. Tra i 3 km della Sunset Strip, quel lungo serpente di asfalto, luci, colori e leggende, oppure percorrendo la “Brea Avenue”, quel tratto di strada che divide un bel pezzo di Los Angeles tra nord e sud, tra quartieri più residenziali a quelli più popolari.

In questo articolo, non parlerò della Los Angeles “turistica”, (Rodeo Drive, Walk of Fame , etc…), voglio soffermarmi su quel lato che alcuni lo definiscono “pericoloso” (e talvolta a seconda degli orari, può anche esserlo) ma, a parer mio, mantiene un appeal unico, caratteristico, dove si respira la vera anima di L.A.

Downtown L.A.

Perché andare a Downtown Los Angeles? Beh, perchè oltre a Hollywood, Beverly Hills e Rodeo Drive, la città offre molto di più.

Pueblo de Los Angeles

A pochi passi da Union Station, immergetevi in un altra dimensione.

Olvera Street

Tra sombrero colorati e palme, fa capolino nel cuore della città, l’anima ispanico-messicana, con i suoi palazzi storici, le bancarelle colorate in mezzo ai tanti volti “chicani”.

Per un attimo vi dimenticherete di essere a LA… quella stampata nell’immaginario collettivo.

Un consiglio che in pochi prendono in considerazione? Potrebbe essere l’occasione, forse unica, per visitare la città con la bicicletta, evitando il traffico infernale, ed esplorare questa meravigliosa megalopoli sotto un altro punto di vista: consiglio di affidarsi ad agenzie specializzate come la Bikes & Hikes LA, oppure ai tantissimi servizi di bike sharing presenti in città.

Mercato a Olvera Street

Compton

Partiamo subito col dire che questa non è una località turistica! A seconda delle ore, soprattutto serali e notturne risulta molto pericolosa.

Compton è una città a sud di Los Angeles che incarna uno dei lati più crudi di questa città. Per gli amanti del genere Rap, RnB e Hip Hop non ha bisogno di presentazione.

Per tutti gli altri, suggerisco di affidarvi ad agenzie specializzate per un tour, come ad esempio la LA Hood Life Tours che organizza veri e propri Hip Hop Tour, durante i quali potrete visitare i luoghi dove artisti come Eazy-E, Ice Cube, Tupac Shakur sono cresciuti, oltre ai luoghi teatro delle rivolte del 1992.

Il segnale di benvenuto a Compton

Compton è un dei ghetti più conosciuti a sud di L.A., all’ombra della ricchezza, quella in cui gli stessi angeli più miserabili, si ritrovano sdraiati sull’asfalto per un regolamento di conti.

Qui nascono le gang e non i ragazzi di Melrose Place o Beverly Hills, quelli delle famose serie TV anni 90.

In queste strade, i “principi” non sono sorridenti come Will Smith quando interpreta “Il Principe di Bel Air” ma, fanno della droga e della criminalità il loro stile di vita.

Fonte d’ispirazione per numerosi artisti del genere Hip Hop e Rap, soprattutto in riferimento all’alto tasso di criminalità presente nella zona. Qui, nel triangolo a Sud di Los Angeles tra Watts, Inglewood e Compton è nata la Gangasta rap, tra cui i pionieri del genere, gli N.W.A. (Niggers with attitude).

Gli N.W.A. in una foto di repertorio

Il frontman della band Eazy-E ha sempre affermato che il loro intento era quello di descrivere la cruda realtà in cui vivevano, costretti a sopportare giorno dopo giorno il sempre più dilagante fenomeno della criminalità e l’abuso di potere da parte della polizia (L.A.P.D.) che portò, nel 1992, alla famosa “Rivolta di Los Angeles“, che tra le varie conseguenze contò ben 54 morti, 2000 feriti e circa 1 miliardo di dollari di danni… in soli 6 giorni.

C’è da sottolineare comunque, che dal 2013, il nuovo sindaco Aja Brown, ha convinto le due storiche gang rivali, Crips e Bloods, a firmare una tregua.

Si è passati dal 91% delle persone morte per arma da fuoco (la media nazionale è del 67.7%), a un quartiere nel quale il numero di omicidi è sceso a 15% nel 2015.

Una foto degli scontri del ’92

Notizie senz’altro positive per Compton, che rimane comunque un luogo da non sottovalutare quanto a rischi.

Los Angeles come tutte le megalopoli, ha un “melting pot” estremamente vario e angoli che poco si addicono al turismo di massa. Pertanto, massima attenzione, non vi avventurate se non siete sicuri, specialmente al calar della sera.

Restate sempre un po’ rock! Buona vita.

Michele Cecchinelli

Pontederese classe '80. Trasferito a Firenze per seguire gli studi artistici. A Milano ho trovato una moglie siciliana. Da qualche anno adottato a Cascina (PI) in una dimensione piacevolmente bucolica. Musicomane per tradizione familiare, ho i cromosomi del viaggiatore "zaino a spalla".

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