Perla Nera 1992

Perla Nera 1992

La musica scandisce il ritmo della nostra vita.

È sentimento, arte e poesia. Ci permette di incazzarci col mondo, di esprimere un sentimento nei confronti di qualcuno, di ricordare momenti passati.

Ricordo che da bambino, adoravo il microcosmo della mia camerina. Passavo intere giornate a disegnare. Erano anni bellissimi, spensierati, nonostante il mondo raccontava di stragi mafiose, dell’omicidio di Laura Palmer, di Tangentopoli.

Restavo alla scrivania, a disegnare, in attesa che mio fratello rientrasse per inserire qualche cassetta o vinile nel mitico JVC alluminio donato da mio padre. Uno stereo bellissimo, con casse GENESIS in legno naturale che cantavano una meraviglia.

Un giorno, quel mitico stereo lasciò il posto ad un pezzo di storia della mia vita.

Ricordo la scatola di cartone, stesa sulla moquette blu, che per grandezza prendeva quasi tutta la stanza. Ricordo quel regalo, per mio fratello da parte dei miei genitori, il mitico stereo della Kenwood PERLA NERA. Era 1992, era un bellissimo “attrezzo” per gli appassionati di musica.

Io avevo 12 anni, ero un ragazzino che stava scoprendo la musica e i suoni provenire da quella lunga fila di vinili, cd e cassette, ordinati sotto la mensola, accanto al letto.

Ne ero affascinato, spaziavano dal rock inglese al cantautorato italiano, dal funky al soul.

Seduto sul letto, guardavo mio fratello ascoltare quella musica incredibile, tra i vinili di “Wish you were here“, “Battisti”, “Rolling Stones” e “Doors”. Solo per citarne alcuni.

Con la curiosità priva di barriere che ha un bambino di quell’età, aprivo i cd, leggevo i nomi dei componenti dei vari gruppi, i titoli delle canzoni, le immagini delle copertine. Iniziava ad essere un passatempo, che mi faceva stare veramente bene. Alcune di queste copertine erano favolose, vere e proprie grafiche psichedeliche, futuristiche.

Lui, con pazienza e minuzia di particolari, talvolta stuzzicava la mia fantasia con notizie degne di nota, riguardo i brani che uscivano da quelle casse nere.

Non era l’epoca del web, né tanto meno di Wikipedia, pertanto, tutte quelle informazioni così preziose sulla musica, erano il frutto di scambi di lunghe chiacchierate tra chi ne sapeva di più riguardo tutto il panorama musicale.

In quegl’anni, l’unico canale musicale dove si poteva ancora attingere era MTV. Lontano anni luce da quello degli ultimi anni, orientato drasticamente ad un target medio basso, molto pop, molto social ma, decisamente molto poco underground e indie rispetto agli anni 90.

Ricordo, che la sera mettevamo un cd scelto accuratamente, per poi essere svegliati la mattina seguente, all’orario di scuola dal mitico “PERLA NERA” e da quella funzione tanto futuristica (…per il 1992) chiamata”sleep”.

Per un periodo esatto, ricordo benissimo l’inizio della tastiera di “Chicco e Spillo” di Samuele Bersani che scandiva le 7:30. Era ora di alzarsi.

Sono estremamente sicuro che la passione per la musica è nata davanti a quei dischi, davanti a quello stereo, dove registravo le cassette, alcune di queste direttamente dalla radio. Quelle cassette TDK insieme al mio inseparabile Walkman, mi avrebbero accompagnato lungo i 5 anni di treno per raggiungere Firenze, il Liceo Artistico Leon Battista Alberti. Le prime cassette, per i primi amori. Il volume alto per urlare al mondo che stavo crescendo. Quella musica, che mio fratello mi spacciava con affetto, era di alto livello, non solo per la mia età. Un livello che un ragazzino di quell’età “snobba” o apprezza.

Ancora oggi dopo 30 anni, custodisco dentro di me questa irrefrenabile voglia di conoscere, generi, artisti, testi, percorrendo sempre la mia strada, prendendo le mie deviazioni, dovute all’età o all’esperienza.

Penso si sia giusto così. La musica ha delle fasi cicliche, dovute a quello che ho appena detto, età, esperienza, anche se molto spesso è la musica che viene a cercare te e non il contrario.

Ora, l’universo musicale è cambiato, tra internet e lo streaming il contatto con gli artisti è sempre più virtuale meno tangibile. Però una cosa che mi porto dietro di quegl’anni, è la voglia di conoscere la composizione di suoni e parole che compongono un brano, con la stessa curiosità di quando aprivo un cd, sdraiato sul letto della mia camerina e mi lasciavo trasportare altrove, per 3, 4, 5 minuti di canzone.

Anche adesso, come allora, è pura emozione.
Grazie “hermano” Luigi.

Michele Cecchinelli

Pontederese classe '80. Trasferito a Firenze per seguire gli studi artistici. A Milano ho trovato una moglie siciliana. Da qualche anno adottato a Cascina (PI) in una dimensione piacevolmente bucolica. Musicomane per tradizione familiare, ho i cromosomi del viaggiatore "zaino a spalla".

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