Nel deserto c’è musica, arte e creatività
Un'immagine del "Desert Yacht Club"

Nel deserto c’è musica, arte e creatività

Ci sono luoghi in cui basta restare in silenzio, chiudere gli occhi, ascoltare, per capire che anche il rumore del vento è un suono bellissimo.

Abituati a contesti metropolitani più o meno grandi, la vastità del deserto del Joshua Tree assume le forme di un quadro assolutamente mistico, spirituale. Le distanze si perdono, realizzi che l’orizzonte è veramente lontano. Nessuna interruzione fra i tuoi occhi e la tua immaginazione. Nessun palazzo che interrompe questa magia.

Il deserto del Joshua Tree. Un luogo assolutamente magico tra musica poesia e arte. Un parco Naturale tra i deserti di Sonora e Mojave. Tra la musica e questo angolo di america, c’è un legame indissolubile.

Tante band che amo sono legate a questa zona desertica, ricca per arte, musica e creatività. Per tutti noi amanti della musica con la M maiuscola, resta un luogo mitico.

U2

Gli U2 nel 1987, hanno pubblicato l’album capolavoro The Joshua Tree, trovando ispirazione proprio in questo luogo. Chiunque di voi abbia tenuto in mano questo album, ricorderà le foto della band davanti agli alberi di Giosuè. Durante il loro tour nel deserto, pernottarono al famosissimo Harmony Motel, diventato poi meta di pellegrini appassionati del genere.

Gli U2 nel deserto del Joshua Tree

Jim Morrison

La storia ci racconta che Jim Morrison venisse molto spesso al Joshua Tree per scrivere le sue poesia o i testi dei suoi capolavori. Cronaca di acidi e peyote, visioni psichedeliche, tramonti e
monoliti di roccia che guardano il cielo della California. Il docu-film “When You’re Strange” (guardatelo se non l’avete visto, distante anni luce dalla pellicola Hollywoodiana firmata Oliver Stone) si apre proprio con Jim che guida l’auto per le strade di questo parco.

Jim Morrison che guida nel deserto del Joshua Tree in una scena del film “When You’re Strange”

The Eagles

Sapete che il nome di una della band californiane più famose al mondo è nato qui?

Si tratta degli “Eagles”. Nacque una notte nel lontano 1970. Il grande e compianto Glenn Frey (cantante deceduto nel 2016) racconta che in quella notte, quando ancora la band non era famosa, partirono al seguito del deserto Joshua Tree appena finito un concerto a L.A. Insieme a loro, il grande fotografo Henry Diltz (che fotografò anche i Doors).

Era una notte in cui volevano provare l’ebrezza delle allucinazioni derivate dagli effetti del peyote (pianta dai poteri allucinogeni che secondo i nativi americani è in grado di mettere in contatto uomo e spiriti). Sempre secondo i nativi, il “Grande Spirito” si manifesta all’uomo durante i rituali sotto forma di grande aquila, l’animale sacro).

All’alba, la band era sopraffatta dalle allucinazioni. In quel momento Glenn si allontanò sostenendo di essere richiamato dal grande spirito. Poco dopo, fece ritorno , urlando: “Eagle, Eagle!!!”. Il resto è è storia della musica.

Gli Eagles nel deserto del Joshua Tree

The Flying Burrito Brothers

Un’altra grande band che ho conosciuto qualche anno fa, i Flying Burrito Brothers di Gram Parsons, non solo si fece fotografare sotto ad un gigantesco albero di Joshua per l’interno della copertina del loro omonimo album, ma spesso si recava in questo deserto per cercare l’ispirazione. Una storia pazzesca quella di Gram Parsons, finita troppo presto nella stanza numero 8 del Joshua Tree Inn Motel.

Gram aveva espresso alla sua band il desiderio di essere cremato ma aveva aggiunto una clausola imprescindibile. “Vorrei che le mie ceneri fossero sparse a Cap Rock” un promontorio roccioso che si trova dentro al parco.

Un’immagine dei The Flying Burrito Brothers con l’albero di Giosuè alle loro spalle

Nel deserto ci sono altre due icone più recenti, in stretta connessione tra musica e arte. Forse meno conosciuti di quelli appena citati ma sicuramente imperdibili per tutti gli amanti della musica.

Rancho de la Luna

Il primo è un leggendario studio di registrazione pochi passi fuori la Twenty nine Palms Highway, dove i Queen of the Stone Age, Foo Fighters e molti altri hanno dato libero sfogo alla loro creatività. Un luogo magico, riservato, intimo, per pochi: il Rancho de la Luna.

L’ingresso del Rancho De La Luna

Desert Yacht Club

La seconda è un idea geniale dell’artista napoletano Alessandro Giuliano. L’arte si sposa con il deserto della Yucca Valley nell’oasi del “Desert Yacht Club”. Una struttura unica, creativa, realizzata in mezzo al Joshua Tree. Non un resort, non un motel né tantomeno un hotel. Tra la sabbia e il panorama psichedelico del deserto, camper, tende e airstream ma, soprattutto una barca adagiata in un contesto assolutamente insolito. Un luogo suggestivo, una risorsa nel silenzio del deserto della California dove puoi vivere all’interno delle 24 ore le quattro stagioni. Durante il giorno il caldo, al calar della sole resti al freddo se non sei ben coperto. Le due facce del deserto.

Come ha detto Giuliano del Desert Yacht Club, “quando scegli di vivere nel deserto sei sicuramente una persona molto particolare”.

Un contesto unico, che rappresenta un’esperienza di vita importante, difficile da spiegare se non l’hai vissuta. In questo spazio creativo, unico al mondo hanno deciso di trovare ispirazione per il loro decimo album i nostrani Negrita con il loro bellissimo “Desert Yacht Club”.

Una tenda del “Desert Yacht Club”

Come detto all’inizio dell’articolo, nello splendido scenario del deserto si ascolta il silenzio, può capitare di perdersi… per poi ritrovarsi.

“E’ un esperienza unica, da provare per testare noi stessi, strappando via le catene delle convenzioni quotidiane che ci legano a schemi pre-impostati”.

Buona vita.

Michele Cecchinelli

Pontederese classe '80. Trasferito a Firenze per seguire gli studi artistici. A Milano ho trovato una moglie siciliana. Da qualche anno adottato a Cascina (PI) in una dimensione piacevolmente bucolica. Musicomane per tradizione familiare, ho i cromosomi del viaggiatore "zaino a spalla".

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Avatar

    Che meraviglia! Leggi, chiudi gli occhi ( se non lo fai vuol dire essere più aridi del deserto raccontato), provi a scegliere se ti colpiscono più i luoghi descritti o le storie che li coinvolgono, ma per i minuti in cui leggi, non sono due mondi, sono un mito!
    Bellissimo lavoro

    1. Giacomo Mazzoni

      Grazie Antonio per le tue bellissime parole che ci motivano ancora di più a portare avanti questo ambizioso progetto! Continua a seguirci!

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