Ground Zero, il Blues e i diavoli di Clarksdale
L'ingresso del Ground Zero Blues Club

Ground Zero, il Blues e i diavoli di Clarksdale

Lungo la Blues Trail, nel cuore del Mississippi incontriamo la piccola cittadina di Clarksdale. No freeway, no highway verrebbe da dire. Solo strade secondarie di campagna e silenzi.

Il caldo tipico delle regioni del South, abbraccia il viaggiatore che è alla ricerca delle radici più profonde del Blues. Vecchie Cadillac arrugginite passano lentamente lungo le strade deserte del Mississippi.

Se Nashville è la casa del Country e Memphis del Rock n’ Roll, la città simbolo del blues è senz’altro Clarksdale, su questo, non ci sono dubbi. Una piccola comunità, nel cuore del Delta.

L’asse ferroviario Memphis – New Orleans racconta storie di schiavi. Case di legno fatiscenti e piantagioni di cotone. Tratta famosa per la schiavitù, il suo soprannome la dice lunga: “Golden Buckle of the Cotton Belt”, la fibbia dorata della cintura di cotone.

Chi è alla ricerca del luogo simbolo dove la musica del diavolo ha giocato un ruolo determinante deve assolutamente visitare Clarksdale.

L'esterno del Ground Zero Blues Club
L’esterno del Ground Zero Blues Club

Tra fantasmi di pelle nera, cieli grigi e vecchie baracche abbandonate, le strade polverose ti ricordano, qualora non l’avessi capito, che sei distante anni luce dalle metropoli americane. Verande di legno scolorito, stridono tra corde di chitarre consumate dall’amore per la musica. Monologhi crudi, diretti. Occhi vitrei e melodie antiche sulle note di Sam Cooke, Charley Patton, Muddy Waters, John Lee Hooker.

Rurale, diretta, cruda. La zona ha ispirato e formato alcuni fra i più grandi bluesman. Musica di rabbia e poesia, di segregazione razziale. Lontani anni luce dall’America patinata, cotonata, luccicante. Clarksdale è un museo a cielo aperto, è un’esperienza di vita. Cartelli che raccontano storie. Luoghi di culto per appassionati del blues.

Qui, si tiene ogni anno il famoso Sunflower Blues Festival, che attrae oltre 90.000 visitatori e che ha visto passare i più grandi bluesman della storia, da BB King a Eddie Cusic, Denise LaSalle, Lisa Knowles & the Brown Singers.

Tra edifici piatti e scoloriti, il cartello di Muddy Waters. Davanti un’icona del Blues: il Ground Zero Blues Club. Locale storico ma recente. Il perchè è presto detto: prima del 1990 chi suonava blues era guardato con sospetto dalle autorità ed è solo nel 2001 che i Bluesman di Clarksdale, hanno avuto dal sindaco il permesso di esibirsi in pubblico.

Il cartello dell'Art & Culture District con l'effigie di Muddy Waters
Il cartello dell’Art & Culture District con l’effigie di Muddy Waters

Il locale ha uno stile unico, trasandato, dismesso. Vecchi divani sgualciti, sedili di auto recuperati e adatti alla meglio. Strumenti appesi, taniche, secchi, scritte sui muri. Piccoli neon a parete colorano la sala e si riflettono sul cuoio di vecchie scarpe. Amplificatori e trombe, volti neri e rughe che raccontano un passato. Occhiali scuri guardano il pubblico nelle calde e umide serate Blues. Pareti di legno consumate, dediche e autografi. I pochi turisti “bianchi”, sono fuori contesto.

Un'ordinaria serata al Ground Zero
Un’ordinaria serata al Ground Zero

Morgan Freeman (titolare del Ground Zero) ci prova a ricreare lo stile “Juke Joint”. Le tipiche baracche in cui, ai tempi della segregazione razziale, si ritrovavano gli afroamericani.

Sei dentro ad un viaggio mistico, tra suoni, volti e rumori di chitarre colme di musica. Armoniche a bocca e barbe bianche su volti neri. Per quella sera, ascolterai melodie blues che ricorderai per sempre. Scambiando 4 chiacchiere con i musicisti. Bevendo birra, gustando le specialità della casa. Pesce gatto fritto croccante o al barbecue a cottura lenta nei famosi smokey barbecue.

Gli interni del Ground Zero Blues Club
Gli interni del Ground Zero Blues Club

Le sedie si muovono sul legno, la notte è ancora lunga al Ground Zero. Il buio oltre la finestra è il colore dominante. Oltre la finestra, si vede il silenzio. Le piccole luci sulla strada spezzano l’oscurità, illuminando la tua notte unica, nel cuore del Mississippi Blues.

Buona vita.

Il Ground Zero Blues Club di notte
Il Ground Zero Blues Club di notte

Michele Cecchinelli

Pontederese classe '80. Trasferito a Firenze per seguire gli studi artistici. A Milano ho trovato una moglie siciliana. Da qualche anno adottato a Cascina (PI) in una dimensione piacevolmente bucolica. Musicomane per tradizione familiare, ho i cromosomi del viaggiatore "zaino a spalla".

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