Amarillo e il Cadillac Ranch

Amarillo e il Cadillac Ranch

1000 miglia da Los Angeles. Siamo nel cuore degli States.

Giunti all’ottavo giorno, con le prime luci dell’alba, lasceremo Santa Rosa. Come di consueto, faremo un controllo su noi stessi, ma soprattutto sui nostri inseparabili zaini.

Il Texas è uno stato d’animo. Il Texas è un’ossessione. Ma soprattutto, il Texas è una nazione in ogni senso della parola.

Sono queste le parole usate dallo scrittore statunitense, premio Nobel per la letteratura nel 1962, John Steinbeck.

È lo stato più conservatore degli States, e qui, vi si trovano i simboli classici del vecchio Far West come i cowboys, i rodei, le grigliate. Eppure il Texas, per noi sarà anche altro, sarà molto di più.

Cadillac Ranch, Amarillo (TX)

Cavalcando la Route 66, prima di arrivare ad Amarillo, incontreremo una installazione degna del film “Paura e delirio a Las Vegas”. In realtà, si tratta del Cadillac Ranch, un’installazione che ci riporta al lontano 1974. Cadillac Ranch nasce da un’idea di Chip Lord, Hudson Marquez e Doug Michels, altrimenti detti Ant Farm, un gruppo di architetti hippie di San Francisco che decise di dar forma a una suggestione avuta da The Look of Cars, un libro per bambini dedicato alle macchine.

Il Cadillac Ranch con le luci del tramonto

Da amanti delle Cadillac, decisero di dedicarle un tributo che rimanesse tangibile negli anni avvenire… Come? Avevano di bisogno di fondi, così tre hippie buttarono giù una lista di imprenditori che potessero essere interessati all’idea. Alla fine scelsero Stanley Marsh, un uomo ricchissimo di Amarillo che si dimostrò interessato a contribuire alla realizzazione del progetto. Scelsero dieci diversi modelli di Cadillac, dalla 1949 al 1963. Dopodiché le interrarono, seguendo l’ordine cronologico di produzione e disponendo le macchine inclinate alla stessa angolazione della Grande Piramide di Giza, verso ovest. Le persone che passavano nei pressi del Cadillac Ranch potevano sentirsi libere di fermarsi, avvicinarsi e “graffitarle”, lasciare una scritta.

Vi segnaliamo, visto il “fil rouge” del nostro viaggio, che Bruce Springsteen, artista indistruttibile e icona dell’”americanità”, ha dedicato a questo luogo una celebre canzone, “Cadillac Ranch” per l’appunto, contenuta nell’album The River (1980).

Buona vita.

Michele Cecchinelli

Pontederese classe '80. Trasferito a Firenze per seguire gli studi artistici. A Milano ho trovato una moglie siciliana. Da qualche anno adottato a Cascina (PI) in una dimensione piacevolmente bucolica. Musicomane per tradizione familiare, ho i cromosomi del viaggiatore "zaino a spalla".

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